Ghiaccio, neve e fenomeni invernali: una piccola guida per orientarsi in italiano standard, tedesco ed inglese. [slideshow]

Ghiaccio e neve… il 14 febbraio?

Nonostante qui nel quartiere di Glansiedlung (fra Salisburgo, Wals e Grödig) ci sia da ieri “odore di primavera”, meteorologicamente e pure astronomicamente siamo ancora in inverno. Infatti, mi è capitato parecchie volte di trovare la mattina una coltre bianca a tradimento perfino a marzo od aprile, a prescindere dal meteo delle settimane precedenti: ricordo con, ahem, dispiacere il 2 aprile 2013 qui in Austria – n.b., non siamo sulle Alpi, dove nevica pure a maggio e in agosto – e pure una nevicata con annessa gelata e danni ai frutteti in aprile a Modena negli anni Novanta. Magari qualcuno saprà aiutarmi e mi permetterà di ricostruire la data precisa.

Come mai tutta questa tiritera?

Beh, per presentarvi la mia mini-serie di immagini/carte/card/Karten con le principali definizioni dei fenomeni tipici dell’inverno, ecco perché!

Termini di non facile comprensione

Questa serie di immagini nasce dalla constatazione del grande numero di parole in lingua standard offerte dal tedesco per descrivere “gelate”, nevicate ed altre complicazioni della stagione invernale: vi sono fra questi termini quelli che descrivono manifestazioni atmosferiche, ma vi sono anche fenomeni causati più dall’impronta dell’uomo.

Ho anche pensato al lato multiculturale ed interculturale della cosa: soprattutto fra i madrelingua italiani ed inglesi, vi sono parecchie persone che non necessariamente hanno dimestichezza con questi termini a causa della mancata familiarità con i fenomeni stessi. Ho avuto recentemente diversi studenti italofoni di tedesco e anglofoni di italiano che mi hanno fatto notare questa cosa.

Lo stesso problema può presentarsi durante la gestione di un progetto di traduzione: basta un project manager o un correttore di bozze o un curatore/editor con un retroterra diverso, ed ecco che occorre creare un punto di partenza comune per capirsi (e per accordarsi sulla terminologia da adottare).

Certo, nella mia madrelingua, l’italiano, conosco tante altre parole oltre a quelle elencate qua, e alla stessa maniera il tedesco e l’inglese non si esauriscono qui, ma andrei poi a citare varianti regionali, semi-dialettali e pure dialettali tout court. Il tedesco standard va, in questo campo, a battere pure l’inglese quanto a ricchezza. Spero così di aver accontentato l’utente Quora tedesco che ha commentato una mia risposta dichiarandosi “irritato” dalla stima sul lessico inglese: ecco che finalmente il tedesco batte l’inglese!    😉 Scusate, ma non resisto alla tentazione di fare una battuta!

Torniamo alle cose serie: ecco la slideshow… pardon, ecco le diapositive digitali già montate!

Cominciamo! Let’s go! Es geht los!

Glätte – Si scivola! – Slippery!
Glatteis | Vetrone | Black ice
Schneeglätte | Neve pressata | Pressed snow

Come spiego anche nelle immagini, non ho messo ogni singolo termine conosciuto (ce ne sono altri), e ho evitato gli usi eccessivamente impropri o eccessivamente specialistici (che avrebbero reso il lavoro di riassunto e di pseudo-grafica praticamente eterno).

Per chi volesse scaricare le immagini, consiglio di andare al post su Facebook (e magari lasciatemi un “mi piace”, commentate, fate conoscere la pagina… 🙂 ): http://bit.ly/2N6MfgZ. Tutto gratis, nessun trucco, nessuna trappola (ma è tutto firmato dalla sottoscritta).

Le fonti della mia ricerca? Ricerca applicata sul campo, cioè la vita a Modena, a Wals/Salisburgo e i periodi semi-nomadi in Germania e Gran Bretagna, nonché una ragionata consultazione analitica-comparata di Wikipedia nelle tre lingue ed infine questa risposta data su Quora inglese: What is the difference between sleet, snow, hail, and freezing rain? by Sonnet Fitzgerald

Fatemi sapere cosa ne pensate!

P.S. prossimamente il blog cambierà server, e potrebbero cambiare diverse cose, fra cui l’aspetto grafico!

Perdincibacco*, le copertine tedesche!

* Questa per i Romani sarebbe stata una bestemmia! 🙂
Attenzione: post ad alto tasso di vitriolo oltre che di sarcasmo!

Come se traduttori/traduttrici, insegnanti di lingua e tutto l’universo di professionisti che lavora nella comunicazione in un contesto interculturale non venissero già abbastanza insultati dalla miriade di a) improvvisati, b) marchettari che si inventano miti pur di lanciare pseudo-corsi e app mediante ripetitivi copywriting o tristissime tattiche da PNL, nonché c) informatici e programmatori che si credono linguisti perché hanno lavorato a programmi per la traduzione automatica o assistita o ad app per imparare le lingue…

… l’ennesimo schiaffo a queste categorie arriva da una rivista edita da una casa editrice berlinese. La casa editrice in questione sembra anche volersi porre sul mercato come un attore di valore, a giudicare dalle parole usate nel presentarsi, che traduco e cito: “numerose pubblicazioni di alta qualità”. Ora, io ci voglio anche credere, ma se poi se ne escono con:

Imprecazione blasfema su rivista tedesca
Perbacco, porcapaletta, poffarbacco, un omicidio. Vittima la professionalità di migliaia di traduttori, insegnanti, mediatori interculturali italiani, alcuni dei quali magari fanno la fame a Berlino… 

… beh, qualche dubbio mi viene!

Siamo tutti umani: io stessa ho pubblicato libri nei quali, a distanza di anni, trovo errori di battitura o editing lasciati a metà nonostante alcune opere siano state curate e controllate da almeno 5-6 persone. La legge di Murphy, inoltre, enuncia che in questo stesso testo ci saranno almeno 5-6 refusi o editing lasciati a metà.

Qui, però, il sospetto è che le cose siano andate in maniera diversa: secondo me, si sono affidati all’amico o allo stagiaire o alla risorsa interna a vario titolo che aveva dichiarato, che so, di aver fatto l’Erasmus in Italia, o di avere clienti/amici nel Bel Paese. Il/la responsabile ha sentito usare il madonnone come intercalare e ha pensato che fosse un’espressione tipo ach o zum Donnerwetter

Immagino la conversazione nell’ufficio berlinese (o su Skype):  “Il mio amico Lorenzo di Livorno tutte le volte che c’è coda o che si fa male dice ***… il mio italiano è sssstrabiliante! Fa un sacco madrelingua!” e… bam! Bestemmione in prima pagina. Mi astengo dal condire la scenetta con intercalari tedeschi, in quanto gli intercalari salisburghesi, che utilizzo regolarmente, in bocca ad un berlinese suonerebbero come un intercalare barese in bocca ad un pavese.

Immagino anche che una buona parte della responsabilità sia da ricondurre al marchètting… ahem, marketing di molti “colleghi” del settore linguistico, per i quali grammatica e traduzione sono sempre vietate perché bloccano il discente che, invece, deve interiorizzare la nuova lingua. Sono io contraria all’incentrare una lezione di lingua straniera sulla conversazione più che su teorie e spiegazioni? Ovviamente no, anzi, sono nota per far parlare da subito gli studenti! Sono contraria a bandire totalmente dalle lezioni quelle basi di grammatica e quelle traduzioni o spiegazioni interculturali necessarie a far capire allo studente a fine lezione cosa ha fatto per tre quarti d’ora o un’ora e mezzo con me? Sì, perché… beh, poi escono cose come quelle sopra (o come le mitiche traduzioni automatiche).

La cosa più buffa? Una bestemmia è punibile con una multa in Italia ed Austria, e con della galera (il reato è “blasfemia”) in Germania.

Io sono assolutamente contraria alle leggi anti-blasfemia; tuttavia, sinceramente, settori quali editoria e giornalismo sono ormai pieni zeppi di improvvisati e infestati da stipendi e tariffe da fame che, forse, una bella punizione esemplare per ricordare che chi risparmia sulla qualità paga poi in altro modo male non farebbe.

Questo senza neanche menzionare il fatto che io non mi sognerei mai di scrivere una cosa del genere su una copertina – e io non sono credente, per intenderci -. A meno che non sia una pubblicazione, che so, di humor nero, o per militanti anticlericali… insomma, una produzione a diffusione ben mirata e limitata.

Mi rimane un ultimo sospetto, dalle tonalità decisamente andreottiane: che costoro sapessero benissimo cosa stavano scrivendo e abbiano contato sulla puntuale reazione mediatica di noi italiani, famosi per far schizzare in alto le statistiche di ogni sito web o pagina di social media anglosassone o germanica che osi cucinare male roba italiana.

Voi che dite?

p.s. Se vi incuriosisce il tema “imprecazioni e traduzioni”, qui una mia risposta su Quora in lingua italiana: https://it.quora.com/Come-si-traducono-in-italiano-vecchi-modi-di-dire-americani-come-gee-wiz-o-holy-mackerel/answer/Felicita-Ratti 

p.p.s. nelle prossime settimane il blog verrà trasferito su un altro server, e pertanto potrebbe non essere disponibile per qualche giorno, ma torno!

 

 

 

Ferragosto – Was ist das?

Englische Version – versione inglese

Wenn Sie mal im August in Italien waren, oder wenn Sie italienische Kunden oder Lieferanten haben, oder wenn Sie in der touristischen Branche tätig sind und was mit Italien/ItalienerInnen/dem italienischen Markt zu tun haben, oder wenn Sie Italienisch lernen…

… dann haben Sie mal bestimmt von Ferragosto gehört!

Ferragosto ist der italienische Name für den Feiertag am 15. August. Obwohl die aktuelle Grundlage für den Feiertag christlich/katholisch ist (Mariä Himmelfahrt), ist der Ursprung eigentlich „heidnisch“, oder zumindest weltlich (bzw. Feriae Augusti, Festtag des Augustus).

Dieser Tag war früher der Höhepunkt der Sommersaison. Sogar jene, die sich nicht gerade im Urlaub befinden, planen für den heutigen Tag was Besonderes, wie z.B. una grigliata (eine Grillparty), una gita (einen Ausflug), oder einfach etwas, um den Tag zu genießen.

Städte und Dörfer veranstalten oft was Besonderes: Feste, Ausstellungen, Märkte…

ItalienerInnen gingen traditionell massenweise im August auf Urlaub, weil Fabriken in der ehemaligen industriellen Macht (potenza industriale) Italien früher komplett wochenlang schlossen. Weiterhin arbeiten wurde für sinnlos gehalten, da die meisten Kunden und Lieferanten ebenfalls zu hatten, und ebenfalls sinnlos schien das Trennen von Familien (ein Teil im Urlaub, ein Teil in der Arbeit) zu sein.

Da die Gesellschaft am Wandel ist, kann man heute trotzdem ein paar Leute finden, die arbeiten (man kann dann in den Urlaub fahren/fliegen, wenn alles etwas günstiger und weniger überfüllt ist), oder die zuhause ohne Pläne geblieben sind (z.B. sie finden Brauchtum langweilig, oder können sich nichts Anderes leisten).

Ferragosto – what is that?

(German version – versione tedesca)

If you have ever been to Italy in August, or if you have Italian customers or suppliers, or if you work in tourism and have something to do with Italy/Italians/the Italian market, or if you are learning Italian…

… you might have heard about Ferragosto!

Ferragosto is the Italian name for the bank holiday on the 15th August. Although the current reason for the day being a holiday is Christian/Catholic (the Assumption of Mary), the roots of this public holiday are “Pagan”, or at least secular (Feriae Augusti, festival of Emperor August).

The day used to mark the culmination of the summer holiday season. Even Italians who are not on holiday usually plan something like una grigliata (a grill party), una gita (a trip), or anything else to enjoy the day.

Cities, towns, and villages still organize several things to do – feasts, fairs, markets…

Italians traditionally went on holiday en masse in August because most factories in former “industrial power” (potenza industriale, major industrial country per output and major industrialised country) Italy used to close for weeks. It made no sense to work if customers and suppliers were closed, and it made no sense to have families split – some members on holiday, some others at work.

Since things are changing, you might now find a few people at work (willing to go on holiday when things are cheaper and places are not as overcrowded), and many people still at home with no plans whatsoever (bored by traditions, or unable to afford anything else).

Il tedesco è difficile?

È davvero difficile imparare il tedesco? Perché è difficile? Perché è facile? I perché ed i percome più gettonati.

Avviso: si fa uso di ironia, sarcasmo e qualche espressione colloquiale! Procedete a vostro rischio e pericolo!

È una delle domande più gettonate fra chi è disoccupato, chi cerca un impiego “migliore”, chi bazzica per pagine e forum dedicati alle lingue o ai viaggi, e pure sul social dedicati al sapere, come Quora (disponibile in inglese, ma anche in italiano e tedesco.)

Chi è disoccupato o cerca un lavoro migliore si pone spesso la domanda se imparare il tedesco o no. Sa che il tedesco è una lingua parlata da moltissimi cittadini europei, non solo nel senso di “cittadini dell’Unione Europea”, ma anche dello Spazio economico europeo (il Liechtenstein esiste!) e la Svizzera (paese nel quale il tedesco è più che fondamentale per accedere alle carriere migliori. Sa che il tedesco è la lingua di diverse zone dell’Italia (Alto Adige, ovvero Sudtirolo, in prima linea, e diverse altre aree), di due importanti partner commerciali dell’Italia, e la lingua di tanti turisti che viaggiano e spendono, nel nostro paese ma anche altrove. Esageriamo, dai: mettiamoci anche la Namibia, paese nel quale non è forse la lingua maggioritaria, ma è comunque diffuso.

Per chi ama i numeri: per l’Eurobarometro 2005, risultava in quell’anno nella sola Unione Europea un 18% di cittadini la cui madrelingua era il tedesco. Per l’Eurobarometro 2012, i madrelingua tedeschi dell’UE rappresentavano, invece, il 16%. In entrambi i casi, il tedesco si piazzava come prima lingua per diffusione nell’UE. Questo grazie non solo a Germania, Austria e Italia, ma anche grazie a Lussemburgo, Belgio, e tante altre parti d’Europa.

Insomma, l’interesse per il tedesco esiste. Anche la grandissima comunità di chi parla inglese, gli anglofoni, è interessata ad imparare la lingua parlata in paesi considerati prosperi e puliti.

Con l’interesse, sorge la domanda: il tedesco si impara? È difficile?

Affidandosi all’amico Google, o a qualsiasi altro motore di ricerca su internet o alla funzione di ricerca sui social, appare un panorama catastrofale e catastrofico. Ci sono dei validi motivi per questo, ma cerchiamo di mantenere la calma e vediamo di capire che bestia è il tedesco e come domarla.

Libri di tedesco, grammatica tedesca
I libri di tedesco che consiglio ai miei studenti, e che uso pure io perché non si smette mai di imparare!

Il mitico confronto con l’inglese come “altra” lingua straniera

La storia del rapporto degli italiani con le lingue straniere è un po’ buffa. Possiamo giustificare questa affermazione in tanti modi, ma qui mi limito a citarne uno.

Permettetemi un aneddoto che mi ricorda il caso del tedesco e dell’inglese. Se siete di fretta, potete anche saltarlo – occuperà il prossimo paragrafo –, se no leggetelo, perché aiuta.

Mi ricordo che “ai miei tempi” (prima media, settembre 1993) molti sceglievano di mandare i propri figli “somari” (sì, all’epoca era normale esprimersi così!) in sezioni scolastiche con la lingua francese, considerata più facile delle altre disponibili (a Modena, l’inglese ed il tedesco). Sicuramente il francese è affrontabile per un italiano (grammatica simile, lessico simile), ma non lo si può considerare una lingua “facile” di per sé (grammatica complessa, ortografia… beh, chi lo parla bene, lo sa.)

Ora, l’inglese a livello principianti è… facile. OK, la pronuncia sicuramente non è facile per gli italiani, ma effettivamente si può cominciare a parlare e farsi capire in poco tempo. Già potremmo avere qualcosa da dire sul capire i madrelingua… nonostante la mia media in inglese dell’A alle medie e dell’8 o 9 al liceo, penso di averci messo 5 anni per cominciare a capirli!

Chi però l’inglese poi lo ha imparato bene e a livelli avanzati/simil-madrelingua sa che con il livello intermedio l’inglese smette di essere così facile. Lessico veramente esteso, eccezioni, irregolarità.

Ecco, il tedesco è un po’ l’incontrario. Il tedesco richiede di portar pazienza all’inizio. Ha una sua struttura della frase e del periodo molto rigida – rispetto a quella italiana, s’intende –, pochi vocaboli in comune con l’italiano, specie nella sua varietà “di Germania”, ma poi di fatto non ha grosse sorprese finito il livello A – sempre per un madrelingua italiano, eh! –.

È ovvio che, come per le persone, anche con le esperienze la prima impressione spesso tende a fossilizzarsi. E le settimane in cui ci si deve abituare al “verbo sempre al secondo posto nella frase principale, sempre in fondo nella subordinata”, ai pronomi e alla negazione che vanno dopo il verbo, ai numeri (oh, sì, i numeri li odio ancora oggi che li so) detti alla rovescia… di sicuro sono un po’ “stressanti”. Ma le prime impressioni possono essere ingannevoli: quelli che sono dei romanticoni come me penseranno subito a Elizabeth e Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio. Ecco, vi auguro che il tedesco sia il vostro Mr. Darcy linguistico, e di superare la prima impressione e ribaltarla.

(Non vi posso promettere che il tedesco vi possa risultare così romantico e bello come il personaggio originale, specie se prendiamo ad esempio l’interpretazione del 1995 di Colin Firth, ecco… ma se dovesse essere così… buon per voi! 😉 )

Meglio Darcy, Colin Firth o il tedesco?
Quando il tedesco diventa bello quanto il Darcy interpretato da Colin Firth nel 1995, siamo a buon punto!

A chi arriverà a padroneggiare sia inglese, sia tedesco spetterà il responso sul “più o meno facile”. Ci troveremo così con tanti responsi diversi!

Sopportate l’inizio, e sarà tutto in discesa

Corollario del paragrafo precedente: portate pazienza all’inizio, e dal livello B in poi sarà tutto meglio. Forse è per questo che il concetto in tedesco si esprime con un vero e proprio proverbio, aller Anfang ist schwer? Dite che si siano ispirati alla loro lingua?

(No, ovviamente non è per quello, però permettetemi l’artificio retorico e la battuta di bassissimo livello).

(Traduzione: “Gli inizi sono sempre difficili”).

Internet parla inglese, ovvero: come la vedono “loro”?

Dicevo, poco sopra, che navigare per informarsi sul tedesco espone spesso a contenuti dai toni catastrofisti. Va detto che una buona parte di questi contenuti viene da persone di madrelingua inglese.

Ora, nei paesi di madrelingua inglese, non viene insegnata la grammatica a scuola come veniva insegnata a noi, perlomeno ai miei tempi (1988-2001). È evidente che sia piuttosto difficile spiegare la declinazione o parlare di principali e subordinate se non si sono fatte analisi grammaticale, logica e sintattica.

A proposito: voi ve le ricordate queste cose? Andate subito a comperarvi una grammatica completa di italiano, di quelle per madrelingua, e ripassate (o imparate) queste cose! Senza di esse, è impossibile diventare parlanti della lingua tedesca capaci di esprimersi in modo autonomo. Si può arrivare, usando metodi comunicativi e intuitivi, fino ad un certo punto, ma non oltre.

Aggiungo anche che in inglese non esiste il problema del genere per articoli e sostantivi (noi, invece, ce lo abbiamo, e ci aggiungiamo la regola della lettera iniziale). Per loro, è una cosa davvero tremenda: troppe novità tutte in una volta, pochi strumenti per affrontarle, tanti tedeschi e austriaci disposti a parlare con loro in inglese (per esercitarlo, magari!)

Esposizione alla lingua

Basta avere qualche hobby ed una connessione internet, e saremo subito tentati di provare a cercare di leggere qualcosa in inglese, o di vedere un video in inglese. Basta accendere la radio, e sentirò canzoni in inglese. TV, cinema, servizi streaming… ore e ore di programmi la cui lingua originale è l’inglese.

Possiamo dire lo stesso del tedesco?

Per dire, anche gli artisti migliori tedeschi cantano in inglese, alla fin fine…

Musica tedesca, power metal, speed metal, progressive metal
I gusti sono gusti, ma oggettivamente i Blind Guardian sono un gruppo molto completo e poco ripetitivo. E cantano in inglese come la maggior parte dei loro colleghi.

A che livello voglio arrivare? A cosa mi serve la lingua tedesca?

Molte persone imparano una lingua straniera per semplice hobby nel tempo libero, o per interesse e passione, o per viaggiare.

Chi impara il tedesco spesso lo fa per studiare all’università o per avere un posto di lavoro migliore.

Vi pare che a queste due motivazioni diverse possano corrispondere gli stessi livelli linguistici, sia nel senso di “elementare, intermedio, avanzato”, sia nel senso di “più o meno disinvolto e fluente, più o meno corretto”?

È ovvio che il tedesco o l’austriaco che impara l’italiano per ordinare, prenotare e dire due cose in vacanza in Italia, rispetto all’italiano che impara il tedesco per laurearsi a Vienna, o a Monaco di Baviera, o a Heidelberg, o per uscire dal circolo dei lavapiatti in nero, racconteranno una loro storia dell’apprendimento linguistico diversa, no? Inoltre, si reagisce diversamente all’errore, vengono richiesti livelli diversi, e pure il contesto in cui si impara non è comparabile.

Con chi parlo il tedesco? Quanto posso esercitarlo? Chi giudica il mio tedesco?

Ci sono popolazioni che sono più aperte a nuove conoscenze o amicizie, o che sono particolarmente comunicative, e poi ce ne sono di diverse, meno aperte e meno agili nel comunicare. Succede. Sicuramente tedeschi, austriaci e svizzeri fanno parte in prevalenza del secondo gruppo – che non significa che sono cattivi o che non siano avvicinabili mai in nessuna situazione, mi raccomando! È, però, meno immediato trovarsi a chiacchierare con loro, e le stesse conversazioni possono essere difficili per motivi non legati alla lingua, bensì ad atteggiamenti che sono legati alle culture delle varie regioni. Visto che questo testo è per italiani, possiamo tranquillamente dire che neppure noi tremebondi italiani del nord – considerati più chiusi – siamo così difficili da approcciare. Lasciamo da parte i timidissimi o i chiusissimi che esistono ovunque.

Inoltre, i germanofoni stessi amano ripetere “Deutsche Sprache, schwere Sprache” (lingua tedesca, lingua difficile). Lo dicono fra di loro, e lo dicono a chi apprende. Senza entrare nel merito dell’affermazione, è un atteggiamento che comunica “ah, tanto è impossibile imparare la lingua”. Penso che perfino uno studente del primo anno di psicologia possa spiegarvi quanto possa fare male questo “mantra” negativo.

Volendo, possiamo aggiungere la grande diffusione di accenti, varianti regionali e di dialetti, che magari complica il tutto. È anche vero, però, che pure in Italia abbiamo questo fenomeno, anche se in alcune regioni l’uso del dialetto è poco tollerato o quasi scomparso. Cerchiamo di non farci spaventare da un fenomeno che abbiamo in comune, e immaginiamoci di avere davanti una persona di una città diversa dalla nostra, anziché demoralizzarci.

L’insegnamento della lingua: come siamo messi?

C’è una forte domanda di insegnanti di tedesco, e questo immette sul mercato anche insegnanti che non hanno la giusta formazione e/o la giusta vocazione. Questo vale soprattutto nei paesi di lingua tedesca, dove c’è chi arrotonda così, o dove insegnanti di tedesco per le scuole locali (quindi che hanno imparato ad insegnare il tedesco come materia per i madrelingua, con i programmi che avevamo noi per italiano) sono stati cooptati (sarebbe stato meglio prendere insegnanti di altre lingue straniere).

In Italia, mi è stato riferito di insegnanti non bravissimi in alcune città o regioni, più che altro nella scuola pubblica e paritaria, non nell’insegnamento privato. Avete aneddoti da raccontare? Scrivetelo nei commenti! Io ho avuto sempre ottimi insegnanti, tutti madrelingua.

Inoltre, la quantità e la varietà dei libri di tedesco sono inferiori a quelle dell’inglese. Sulla qualità non ho grandi lamentele, anzi: sicuramente ci sono testi troppo “pompati” a livello di pubblicità che risultano poi sopravvalutati, ma ci sono ottimi libri in giro. Ne parlerò poi in post appositi.

Le profezie autoavveranti ed i circoli viziosi

Questo punto è un po’ il corollario di tutto: se tutti dicono che il tedesco è difficile, e/o se mi convinco che il tedesco è difficile, allora:

  • Il tedesco sarà difficile di sicuro!
  • Probabilmente manco mi sforzerò più di tanto, perché… è difficile, quindi non ce la farò mai, quindi perché sforzarmi?

Voi che dite?

Cosa avete sentito in giro? Cosa pensate voi? Come sta andando la vostra esperienza? Scrivetelo nei commenti!

E ricordate di seguirmi sui social media per ricevere interessanti contenuti su lingue straniere, traduzione e comunicazione interculturale, il tutto in tanti formati diversi!

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggere Tolkien in lingua o leggerlo tradotto? Micro-articolo/rassegna per il #TolkienBirthdayToast

Per una serie di fattori che non sto qui ad elencare, rimasi piuttosto lontana dal fantasy fino ai miei 19 anni (sigh!), quando finalmente – grazie alle versioni cinematografiche de Il Signore degli Anelli e di Harry Potter – mi appassionai irreversibilmente a questo genere. Vista la trilogia dell’una ed i primi episodi dell’altra saga, decisi di comperarmi i libri direttamente in inglese, dato che ero già ad un livello B2/C1 e che ero già sopravvissuta alla lettura dei primi libri in inglese e del primo libro in tedesco all’università.

Certo, l’esperienza mi portò alla compilazione di lunghe liste di vocaboli a me sconosciuti, con picchi notevoli di lavoro quando mi trovavo a leggere le descrizioni dei paesaggi ne Il Signore degli Anelli. Tuttavia, sicuramente migliorò il mio inglese notevolmente in pochissimi mesi! Inoltre, avendo già visto l’intera trilogia tolkieniana ed i primi capitoli della saga del giovane mago inglese, ero abbastanza tranquilla, in quanto la storia mi era nota e non temevo di perdere chissà quali sviluppi o di rovinarmi il piacere di gustarmi le storie.

La scelta di leggere in originale per me fu anche una maniera per evitare le consuete trappole della traduzione di opere letterarie (probabilmente quelle fantasy e di fantascienza in prima linea): come molti di voi ben sapranno, spesso vi sono polemiche legate all’eccessiva – secondo alcuni – libertà artistica o creativa esercitata dal traduttore, o ad incomprensioni scaturite da mille fattori diversi. In quanto umana nonché traduttrice a mia volta, non voglio certo dare addosso a quelli che sono colleghi – ed esseri umani a loro volta, non ancora divinità infallibili -: spesso bisogna anche riuscire a comprendere in tempo utile le regole e le caratteristiche di un universo fantastico creato da un autore, e dobbiamo essere consapevoli del fatto che, ai tempi in cui non vi erano internet, o forum, o wikia, o pagine e gruppi Facebook, il traduttore era lasciato piuttosto solo davanti alla sfida del ricreare un intero mondo fantastico nella nostra lingua. Tuttavia, penso che in alcuni casi sia mancata l’iniziativa – o l’umiltà – di mettersi in contatto con l’autore/l’autrice e chiedere lumi (e qui mi riferisco più a casi quali A song of ice and fire e Harry Potter, ovviamente). Casi totalmente diversi sono i refusi (alle volte semplici errori umani, altre volte segno di trascuratezza, ma soprattutto cose che capitano anche nelle riedizioni in lingua), oppure gli errori per i quali non si sa mai se pensare alla buona fede o alla scarsa competenza del traduttore. Diversi ancora, infine, i problemi di continuità che sorgono con le saghe i cui volumi vengono pubblicati anche ad anni o decenni di distanza.

OK, ora potete dirmi “Perché non ci provi tu e vediamo di cosa sei capace?” Me lo merito, lo so.

Inoltre, da qualche parte, George RR Martin si è sentito improvvisamente male e non sa perché.

Beh, tirando le somme di questo sproloquio, alla fine per me leggere le opere fantasy sempre in originale è stata un’esperienza molto formativa per quanto riguarda la mia competenza linguistica in inglese (lingua tutt’altro che facile una volta superato il livello pre-intermediate), e quindi un’esperienza che vi consiglio; inoltre, ho trovato molto interessante leggere articoli di critica o di reportage sulle traduzioni di diverse opere, saga di Arda e della Terra di Mezzo inclusa, avendo in testa gli originali nelle edizioni consigliate dai super-fan.

E voi, avete letto le avventure della Terra di Mezzo in italiano? In inglese? In un’altra lingua?

Ecco qua, intanto una piccola rassegna dal web sugli errori di traduzione in italiano, in onore del Tolkien Birthday Toast:

http://www.jrrtolkien.it/jrr-tolkien/cronologia/errori-nelle-traduzioni-italiane/

http://www.ilfossodihelm.it/id_nav4.asp?id_nav=4&id_sottonav=43&id_cont=316

Un interessantissimo articolo che parla dello “sbarco” e della ricezione di Tolkien in Italia:

http://tolkienitalia.net/wp/critica/recensioni/tolkien-e-litalia/

E, infine, una nota metodologica sul tradurre Tolkien, pubblicata dalla Tolkien Estate:

http://www.tolkienestate.com/en/learning/thoughts-and-studies/translating-tolkien.html

Cheers!

Insegnamento, multilinguismo, ed il ruolo di insegnanti di lingua e traduttori – alcune idee scaturite da Interpädagogica West 2017

Nota: molti sostantivi sono stati usati al maschile per brevità e leggibilità ma si riferiscono ad entrambi i sessi. ho usato entrambe le forme nel citare le professioni, visto che il mondo del lavoro è teatro delle peggiori disparità e disuguaglianze fra i sessi. Qualcosa mi può essere sfuggito: nel tal caso, rimedierò al più presto.

Occhi italiani su Interpädagogica West 2017

Cos’è Interpädagogica? (psst! La “ä” si legge “e”;-) )

Citando il sito ufficiale stesso, Interpädagogica è l’unica fiera dedicata alla pedagogia in Austria. L’edizione del 2017 è stata ospitata dalla città di Salisburgo ed è stata concepita come “edizione occidentale”, dedicata ai Länder occidentali dell’Austria – da qui l’aggiunta “West”.

Grazie all’ormai professionalmente indispensabile Facebook, ho saputo dell’evento tempo fa e ho potuto metterlo in agenda. Un’ottima notizia per il team di Interpädagogica è, pertanto, che la campagna pubblicitaria studiata per Facebook è stata concepita molto bene! Bonus di fine anno per loro subito!

Cosa ci facevo io? Idee, materiali, ampliamento o consolidamento del lessico specifico.

Formalmente, nella pedagogia sono comprese anche le attività private o semi-private di insegnamento, così come l’istruzione degli adulti. Tuttavia, immaginavo già che il fulcro della manifestazione sarebbero state le scuole intese come “elementari”, “medie” e “superiori”, per usare i termini più o meno equivalenti in italiano: il programma degli interventi e dei laboratori era abbastanza chiaro a riguardo.

Nonostante ciò, ho visitato la fiera tutti e tre i giorni: innanzitutto, perché alcune proposte e tematiche sono ugualmente valide anche al di fuori dalla “scuola” e/o anche qualora si lavori con adulti. Poi perché fra i miei possibili clienti ci sono anche genitori italiani trasferitisi in Austria che cercano consulenze, traduzioni o un’interprete per le questioni scolastiche, o un’/un insegnante privata/-o che sostenga i ragazzi in tedesco, inglese ed italiano (nota per gli emigrati italiani tutti: continuate a curare la vostra madrelingua!), e pertanto rimanere in contatto con il mondo scolastico austriaco è sempre importante. Inoltre, sto assistendo alcuni/-e insegnanti italiani/-e nella compilazione di dispense semplificate per gli alunni recentemente arrivati dall’estero e con competenze in italiano ancora non sufficienti (o comunque inferiori rispetto alla loro madrelingua). Questi alunni sono categorizzati ministerialmente come BES (Bisogni Educativi Speciali). Le mie competenze in gioco in questa collaborazione sono quelle sia di insegnante di italiano come lingua straniera/seconda lingua, sia di traduttrice e di parlante inglese a livello C2 (il tedesco, in questo caso, non mi è molto utile… a meno che non mi capiti un giorno qualche insegnante dal Sudtirolo), sia di emigrata (non sembra, ma la componente empatica ed emozionale è molto importante in queste cose). Infine, perché come parlante tedesco a livello C2 e traduttrice dal tedesco, le fiere settoriali sono sempre un’ottima occasione per consolidare o ampliare il proprio lessico: concetti oppure oggetti che abbiamo chiaramente in testa vengono presentati con la corretta terminologia… che, delle volte, non è quella che usavamo noi! D’altronde, il motivo per cui dopo il liceo siamo andate/-i all’università e ci siamo sforzate/-i di frequentare lo stesso le lezioni ai tempi delle frequenze spesso non obbligatorie era proprio quello di costruirci un lessico specifico nella nostra madrelingua, e poi a seguire nelle lingue straniere).

Il digitale nella scuola: digitale per la scuola e digitale per preparare al mondo digitale

Ho presenziato all’intervento sulle lezioni digitali per curiosità verso il tema in generale. Ovviamente si è parlato soprattutto del digitale nelle scuole, e quindi di nuovi strumenti nelle classi, e-learning, prestazioni e sicurezza. Il digitale non significa solo offrire strumenti alternativi a libri, fogli e quaderni, ma anche e soprattutto preparare gli alunni a diventare adulti che vivranno in un mondo dove molti servizi saranno digitali.

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Connessioni affidabili come requisito essenziale per l’insegnamento digitale

Mi è scappato un sorriso quando è stato menzionato come criterio per la sicurezza l’avere reti separate per l’amministrazione e per gli studenti (birichinate in formato digitale, magari da parte di ragazzi più spigliati con internet e con i programmi degli insegnanti e del personale amministrativo…).

La cosa che sicuramente salta all’occhio è la volontà degli austriaci di investire nella digitalizzazione delle scuole, il che significa anche nelle connessioni internet e intranet.

Va detto – e lo preciso soprattutto per gli italiani in Austria o in procinto di trasferirsi – che qui devo sfatare un mito, quello dell’estero che è sempre meglio. Sinceramente, la qualità dell’offerta internet in Austria lascia un po’ a desiderare. Se si esce dai centri storici delle grandi città la velocità cala drasticamente; gli operatori sono pochi, i contratti sono piuttosto cari oppure con grosse limitazioni. È comprensibile, visto che è un paese ricco di monti e boschi, ma ovviamente è un grosso limite. Speriamo che l’impegno sia governativo sia da parte del principale operatore di internet e telefonia austriaco porti a qualche miglioramento.

Insegnare in un contesto multiculturale tenendo presente i bisogni degli studenti con madrelingua diversa.

Ah, che bello, in tedesco “abbiamo” un termine specifico per quello che ho appena presentato nel titolo del paragrafo, e cioè sprachsensibler Unterricht! Abbiamo un termine specifico in italiano o in inglese? Per ora non l’ho ancora trovato, per cui vado di perifrasi.

Ho assistito a due interventi sul tema, uno di tipo più pratico, e l’altro di tipo più istituzionale.

Ingrid Prandstetter ha mostrato concretamente cosa significa lavorare in una maniera adeguata a classi multilingua, presentato alcuni esempi tratti da libri di testo che mostrano quali testi siano poco o affatto utili per bambini che stanno ancora apprendendo il tedesco e quali, invece, siano utili, e fornito alcune linee guida per produrre materiali (o lezioni) che aiutino veramente tutti.

madrelingua intercultural multilingualism
Insegnare in una scuola multilingue e multiculturale tenendo presente le difficoltà degli alunni.

Per chi insegna lingue straniere, specie usando metodi che prevedono uno scarso o nullo ricorso alla lingua madre dello studente, molti concetti sono noti. Ovviamente Ingrid Prandstetter durante il suo intervento ha sistematizzato queste nozioni, questi “trucchi del mestiere”. Sembra scontato, ma è importantissimo accompagnare il più possibile le parole presentate con tutto quello che di solito le accompagna: per esempio, gli articoli davanti ai nomi. È utile evidenziare graficamente prefissi, suffissi, le varie parole che formano una parola composita, nel caso del tedesco anche le parti di un verbo separabile. I termini vanno presentati in maniera da fornire diversi tipi di definizione e rappresentazione: visiva (forme, insiemi, colori, immagini che rappresentano la cosa o l’idea), tramite spiegazione, tramite esempi concreti. I colori vanno differenziati ed usati in maniera sistematica e ragionata, in maniera da far corrispondere, per esempio, un colore specifico all’articolo determinativo maschile singolare in nominativo. Inoltre, è importante ricordare che non tutte le lingue presentano gli stessi elementi quali articoli (sembra scontato per noi professionisti, ma un’/un insegnante di matematica potrebbe ignorarlo), verbi separabili (la gioia di tutti gli apprendenti tedesco), e tenere sempre presente ciò.

Il secondo intervento era mirato soprattutto ad evidenziare – tramite presentazione e tramite alcune brevi attività pratiche – alcune situazioni di difficoltà che possono verificarsi nelle scuole elementari austriache, e a presentare i siti web dedicati alla scuola multilingue, alle lezioni in una classe multilingue, e alle istituzioni di sostegno per gli insegnanti riguardo a queste materie:

http://www.oesz.at/sprachsensiblerunterricht/main_02.php sull’insegnamento che tenga conto anche degli alunni la cui madrelingua non è quella tedesca;

http://www.schule-mehrsprachig.at/ sulla scuola multilingue;

http://www.oesz.at/OESZNEU/main_00.php il sito del centro austriaco per la competenza nelle lingue.

Entrambi gli interventi hanno, giustamente, sottolineato la difficoltà in cui si trovano i bambini ed i ragazzi la cui lingua madre non è il tedesco, difficoltà paradossalmente proprio amplificata dall’uguaglianza di trattamento, un’uguaglianza di trattamento che non produce però una situazione di equità (immagino che molti di voi abbiano visto vignette o meme con i tre bambini di diversa statura che cercano di guardare una manifestazione sportiva. Bene, si sta parlando di questo).

uguaglianza equità giustizia
Da Pinterest, la vignetta che citavo: uguaglianza, equità, giustizia sociale. Questo tipo di interventi serve per raggiungere l’equità.

Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per l’italiano – ed infatti nel riportare quanto emerso ho cercato di dare consigli che possano valere anche per gli/le insegnanti italiani/-e.

Alcune brevi e temporanee conclusioni sull’insegnamento in un ambiente multilingue e multiculturale.

Come accennavo poco sopra, nell’ultimo mese ho assistito online un’insegnante nella preparazione di alcune dispense per un’alunna la cui madrelingua non è l’italiano, e che ha per ora maggiore confidenza con l’inglese. L’insegnante in questione era convinta che fosse più importante la mia padronanza dell’inglese che non la mia esperienza come insegnante di italiano per stranieri. Certo, riscrivere alcune frasi italiane in un inglese corretto e semplice è stato utile, ma molto più utile è stato fornire linee guida per imparare pian piano la terminologia italiana, fornire una lista di parole necessarie con il loro articolo, illustrare graficamente quanto più possibile, essere molto ripetitivi e sottolineare le connessioni fra quanto già appreso o compreso o letto.

Penso che molti/-e insegnanti in tutto il mondo abbiano idee molto confuse rispetto alla traduzione (e all’interpretariato!), o all’insegnamento delle lingue. Difficilmente un insegnante di tedesco, o di italiano, ecc… nel paese in cui tale lingua è ufficiale e maggioritaria sono le persone indicate per insegnare la lingua del paese ospitante ai nuovi arrivati, mentre un/una bravo/-a insegnante di lingue ha, di norma, gli strumenti necessari per aiutare i colleghi e le colleghe nel presentare quanto più possibile in maniera “sensibile”, come dicono gli austriaci. Traduttori/-trici ed interpreti sono utili, e possono e devono essere convocati qualora siano necessari, ma il metodo di insegnamento “per traduzione” non è particolarmente efficiente, soprattutto non per i livelli principianti ed intermedi (da rivalutare, invece, per gli avanzati in alcuni determinati casi). Inoltre, non possiamo pensare di avere sufficienti risorse umane, temporali ed economiche per tradurre tutto quanto in tutte le lingue che sarebbero necessarie per fornire agli alunni materiali nella loro lingua madre precisa.

Tornando al contesto austriaco, mi pare di poter fare alcune osservazioni. La prima è che il governo centrale e quelli locali mi paiono abbastanza attivi sul tema, ed esistono anche diversi materiali di riferimento e canali di informazione per gli/le insegnanti. Tuttavia, una cosa tende a mancare, perlomeno nel Land Salisburgo dove abito, ed è il sostegno mirato per i figli di italiani. Certo, capisco benissimo che dal punto di vista austriaco gli italiani non siano una priorità: sulla carta, hanno tutti gli strumenti per sapere che qui si parla il tedesco, dovrebbero avere accesso a corsi di tedesco già in Italia, vengono da una ex potenza industriale, dal mondo occidentale e dalla Comunità Europea. Nei fatti, la situazione si presenta alle volte non diversa da quella delle comunità quali quella turca, serba o bosniaca, per citarne alcune. Il tedesco si impara, ovviamente, ma un bambino italiano che non sia cresciuto qua e che non abbia una famiglia alle spalle che sappia come affrontare l’emigrazione si trova svantaggiato allo stesso modo dei bambini provenienti da paesi considerati più “esotici” o “complicati”. Inoltre, la stessa comunicazione con i genitori rischia di essere una catastrofe con gravi conseguenze sociali. Mi è capitato di fare da interprete a famiglie che mi raccontavano, incidentalmente, che i loro figli, dopo due anni di liceo scientifico frequentati in Italia, erano stati misteriosamente indirizzati ad un’HAK (tipo l’italiano ITC, grossomodo), scuola poi ovviamente abbandonata dai ragazzi. Ora, non essendo stata presente durante la conversazione con le autorità competenti non voglio fare ipotesi o accure specifiche, ma vorrei ricordare che contribuire alla dispersione scolastica non è mai una buona idea, e temo che in quella conversazione qualcosa sia andato veramente storto. Conversando con l’ente analogo al provveditorato agli studi del Land Salisburgo, mi è stato detto che il “provveditorato” non avrebbe comunque soldi per commissionarmi servizi linguistici, e che eventualmente dovrebbero essere le famiglie italiane ad essere responsabili abbastanza da rivolgersi a me. Mi ha fatto un po’ effetto sentirmi dire che un ente austriaco non ha soldi, da italiana abituata a sentire che “solo da noi succedono certe cose”…

La seconda è che gli/le insegnanti austriaci/-che mi sono parsi/-e particolarmente ricettivi/-e e comprensivi/-e. Gli austriaci sono un popolo che tende a studiare o, perlomeno, a provare a studiare lingue straniere in una percentuale davvero elevata: vivendo di turismo e, in generale, di terziario, molti di loro hanno anche solo una volta dovuto scambiare qualche parola in una lingua straniera, per non parlare della miriade di corsi di lingue disponibili in un paese così piccolo e della moltitudine di persone che vi si iscrive. È una cosa che mi ha sempre molto colpito degli austriaci, e ne ho avuto la conferma proprio sentendo tanti/-e insegnanti delle più disparate materie che riportavano di andare ad un corso di lingua (alcuni perfino della complicatissima lingua araba o cinese!). Sicuramente la situazione reale e globale del paese sarà un po’ meno rosea rispetto a quella che è sembrata emergere dall’Interpädagogica: ovviamente, chi presenzia ad interventi sul tema multilinguismo è più interessato degli altri alle lingue, ma in generale so – per deformazione professionale – che l’interesse degli austriaci per i corsi di formazione, aggiornamento e formazione continua, lingue comprese, è davvero elevato e lodevole. Vengo da una città italiana (Modena) che è sempre stata piuttosto “avanti” (come dicevamo noi giovani negli anni Novanta) e piena di opportunità di ogni tipo, molte di più che non Salisburgo, ma a parte gli aggiornamenti obbligatori di alcune categorie, o alcuni che volevano cambiare lavoro e sapevano quello che volevano fare non ho mai sentito persone dire: “Ho scelto di fare un corso di ‘materia con rilevanza professionale’”. Sarebbe importante che soprattutto gli insegnanti investissero un po’ del loro tempo nello studiare una lingua straniera, anche solo per mettersi nei panni dei loro alunni di madrelingua diversa dall’italiano per qualche ora, oppure per imparare una lingua che possa aiutarli a comunicare meglio con alunni, genitori, o colleghi di altri paesi per confrontarsi.

Altre novità

Per curiosità, sono anche andata a sentire un laboratorio, ossia workshop, sulla “scuola in movimento”: mi sono detta che sebbene le proposte fossero concepite per bambini e ragazzi, alcune di esse potevano essere adattabili anche a corsi con adulti, sia perché il bisogno di movimento e di staccare un attimo è importante anche nei più cresciutelli, sia perché a parte alcune personalità particolarmente rigide (con le quali tiro fuori esclusivamente la più noiosa Frau Ratti che ci sia) tutti siamo ancora un po’ bambini, sotto sotto. Al di là dell’eccessiva insistenza nel farmi fare della fatica dopo aver fatto 8 km in bicicletta da parte della persona  che teneva il workshop (pensavo che la mia faccia sconvolta ed i litri di sudore fossero un disincentivo, ma lo sono stati solo per gli altri insegnanti, non per il relatore), ho avuto alcuni spunti interessanti per svegliare adulti mezzi addormentati durante un corso serale.

Inoltre, ho gironzolato per gli stand, conosciuto una nuova casa editrice di libri di tedesco come lingua straniera che sembra promettere bene, comperato materiale didattico quale dadi numerici, dadi personalizzabili per conversazioni, un tappetino per insegnare geografia e cultura austriaca.

Austria German Deutsch tedesco
Per le mie prossime lezioni di persona di italiano e di tedesco per italiani: dadi numerici, dadi personalizzabili, ed un bellissimo tappetino con la geografia e la cultura austriaca.

E voi, che dite?

Avete qualche commento, qualche domanda, o qualche curiosità? Scrivete pure nei commenti!

Le mie parole suonano troppo drastiche? Ho detto qualche inesattezza? Commentate o mandatemi un messaggio!

Vi serve qualche informazione o consulenza? Contattatemi via Messenger (il nome della mia pagina Facebook ed il link sono qui a sinistra).

 

Wie A-Typical Italian geboren wurde – mein Weg nach Österreich, und warum ich gleichzeitig atypisch und typisch bin.

Dieser Eintrag ist eine Adaptierung des englischsprachigen Eintrags, den man hier lesen kann! – Read this in English here! – Versione inglese qui!

Dieses Blog und die Person dahinter vorstellen

Warum habe ich so einen „Business-Spitznamen” (bzw. „Phantasienamen“) gewählt? Die Idee kommt aus meinem persönlichen Leben. Ich hoffe, dieser Teil meiner Biographie inspiriert Sie dazu, eine Sprache zu lernen – in einem Kurs, mit einigen Privatstunden, online, mit einer App – oder hilft Ihnen dabei, Menschen aus fremden Ländern und Kulturen aus einem anderen Blickwinkel zu betrachten.

Es ist keine Geschichte à la “Ich bin der perfekte Polyglott, der nie Schwierigkeiten hatte und ständig fließend neue Sprachen lernt”. Es ist nur eine Geschichte, meine eigene. Und als Italienerin – typisch oder nicht – finde ich es sehr schwer, den Mund zu halten!

Ich bitte bereits um Verzeihung: Ich werde oft den Stil wechseln, weil es in dieser Geschichte ein paar ernste Sachen und ein paar lustige Anekdoten gibt.

Professionell Sprachen Unterrichten Übersetzen
Das Gesicht hinter dieser Geschichte, oder die Geschichte eines Gesichts.

 

Meine Leidenschaft für Sprachen – Wie ich Sprachen lernte (und wie ich auch hin und wieder gescheitert bin) – meine ersten Übersetzungen vor mehr als 20 Jahren

Ich erinnere mich daran, dass ich von Anfang an Englisch sehr mochte: 1993 begann ich die Mittelschule (Italienisch: Scuola Media, eine dreijährige Schule, die wir zwischen 11 und 14 Jahren besuchen). Meiner Klasse wurde eine sehr gute Lehrerin zugewiesen. Sie hatte eine gute Aussprache, einen offenen und internationalen Geist, flexible Methoden und Mentalität.

Glauben Sie mir, ich hatte Glück. Viele Menschen hatten Lehrer, die eigentlich nur eine mittlere Stufe in der Sprache hatten, und eine Aussprache, die den schlechtesten spottenden Videos auf YouTube ähnlich sind.

Meine Leidenschaft für Musik und Kino haben mir geholfen, weil meine Lieblingskünstler alle auf Englisch singen und viele Filme in ihrer Originalfassung auf Englisch sind. Aus diesem Grund habe ich jede Gelegenheit genutzt, mich mit MuttersprachlerInnen ständig zu konfrontieren, entweder in einer kontrollierten oder in einer unkontrollierten Art und Weise.

Mein Anfang als “Mehrsprachige” war nicht unbedingt einfach. Ganz in Gegenteil: es war sicher kein Erfolg, wenn nicht gleich eine Katastrophe. Mein ach-so-gutes Englisch (meinen Schulnoten und meinem Zeugnis nach) wurde endlich auf die Probe gestellt… und war bestimmt mit einem “ungenügend ” zu bewerten. Ich konnte nicht verstehen, was die hübschen israelischen Jungen mir sagten! Es hat noch ein paar Jahre gedauert, bis ich mich entspannen konnte. Das Gleiche ist mir selbstverständlich mit Deutsch passiert: mein Zertifikat Deutsch hat mir nicht viel gebracht, als ich ganz stolz ein Zimmer in einem Hotel in Tirol reservieren wollte.

Ja, ich weiß… man könnte argumentieren, dass ein Zertifikat Deutsch in Tirol nichts bringt 😉 Aber… ich möchte jetzt keinen Streit wieder entfachen 😉 *hüstel hüstel CORDOBA cough cough*

Der Grund, weshalb ich mich entschieden habe, Deutschstunden außerhalb der Schulzeit zu besuchen? Während eines Urlaubs verliebte ich mich in den deutschsprachigen Teil Italiens, Südtirol. Die Kleider, das Essen und die Landschaft der Dolomiten waren für mich das Schönste, was ich je gesehen hatte. Dann, noch schlimmer als das, habe ich den Film The Sound of Music gesehen, der unter den Einheimischen vielleicht nicht so beliebt ist, aber für die Rest der Welt eigentlich eine Art Werbung für Österreich bzw. Salzburg ist. Jetzt wohne ich 10 Minuten mit dem Auto/Rad von Leopoldskron entfernt… was für eine Vergeltung!

Österreich Austria Salzburg
Neben dem Radweg, dort wo A-Typical Italian ihren Sitz hat (Glansiedlung)

Als die Zeit kam, um in die Scuola Superiore zu gehen (ungefähr Oberschule; eine fünfjährige Schule, die italienische Jugendliche im Alter von 14 bis 19 Jahren besuchen), habe ich mich nicht für das so genannte liceo linguistico (Neusprachliches Gymnasium) entschieden, weil es damals viel zu viele Fächer in diesem Zweig gab. Die italienische Schule war früher für den viel zu großen Lernaufwand und für die vielen Hausaufgaben bekannt, die den Schülern gegeben wurden. 31 bis 36 Stunden Unterricht X viele Fächer X etwa eine Stunde Lernen zuzüglich Hausaufgaben, pro Fach pro Nachmittag schienen mir keine gute Idee zu sein. Daher habe ich mich für eine reformierte Version des glorreichen liceo classico (klassischen Gymnasiums, also Altsprachlichen Gymnasiums), eine Schule, deren Hauptfächer Italienisch, Latein und Altgriechisch sind. Tägliche Übersetzungen von Texten aus diesen alten Sprachen ins Italienische wurden als Hausaufgaben zugewiesen. Der reformierte Studiengang, in den ich mich eingeschrieben hatte, bot Englisch als fünfjähriges Fach und mehr Mathematikstunden als seine ältere, nicht reformierte Version. Ich habe immer das Gefühl, liceo classico hat meine Sprach- und Übersetzungskompetenz wirklich gestärkt. Jeder, der sich mit Altgriechisch beschäftigt hat, kann leicht Deutsch lernen! Außerdem habe ich einen soliden komparativen und analytischen linguistischen Hintergrund erworben, von dem ich heute noch profitiere, und ich lernte die Kunst einer professionellen Übersetzung in einem relativ jungen Alter.

Ja, unsere Lehrer haben uns beigebracht, was eine Übersetzung ist, wie man einen Text behandelt, um ihn zu übersetzen, und haben ständig von unserer Seite ein professionelles Denken erfordert. Die Missachtung ihrer Anweisungen führte zu schlechten Noten. Schlechte Noten konnten zum Sitzenbleiben führen.

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Mein Lateinbuch: Kultur- und Übersetzungskurs, 4. Jahr des Gymnasiums

Das war, sozusagen, mein Abenteuer. Ich habe gut strukturierte Kurse mit verschiedenen didaktischen Ansätzen besucht. Ab dem 17. Lebensjahr hatte ich einige kurze Auslandserfahrungen. Dann, als ich Mitte zwanzig war, ging ich schließlich ins Ausland, um zu studieren, zu forschen, zu arbeiten und zu leben. Ich lebe nach wie vor im Ausland!

Ich habe viel versagt und ein paar Dinge geschafft. Englisch und Deutsch waren meine Ausbildungs-, Studium- und Arbeitssprachen in verschiedenen Branchen.

Ich bin sehr stolz, wenn jemand davon ausgeht, dass ich Muttersprachlerin in Englisch oder Deutsch bin. Ich versichere es Ihnen, es ist mir ein einige Male passiert! Da ich nicht zwei- oder dreisprachig aufgewachsen bin, ist das für mich eine große Anerkennung!

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Warum “A-Typical Italian”, also A “-Typisch Italienisch“ = gleichzeitig Atypische und eine Typische Italienerin

Also, daher kam meine Idee für meinen Fantasie-Geschäftsnamen: Ich bin atypisch weil ich zwei Fremdsprachen beherrsche (im Gegensatz zu der allgemeinen Vorstellung, dass ItalienerInnen gar keine sprechen, und wenn sie doch eine sprechen, sind sie nicht verständlich. Mein Zuhause ist voll Bücher, DVDs und anderen Sachen in beiden Sprachen, und ich benutze beide Sprachen täglich, sowohl in meinem Alltags- als auch in meinem Berufsleben.

Klar, ich bin nicht die Einzige, also behaupte ich mit meiner Erzählung nicht, außergewöhnlich und / oder exklusiv zu sein! Ich wollte nur sagen, dass Sie nicht außergewöhnlich sein müssen, um es zu tun. Sie müssen nur Ihren eigenen Weg finden und dann üben.

Aber… ich bin auch typisch, wie mein Ex-Freund (bzw. der österreichische) und wie viele Kunden oft betonten. Ich meine damit: Mode, Make-up, Essen, gesellschaftliches Leben, Bidet (Eines Tages werde ich die Bidet-Imperialismuspartei gründen, das weiß ich). Oh, und ich bin immer sehr laut, wenn ich rede oder wenn ich Dinge tue. Manche sagen sogar, dass meine Locken meine Identität verraten. Stimmen Sie zu?

So, was mache ich? Ich verbringe mein Privat- und Berufsleben damit, meine italienischen, modenesischen, englischsprachigen und deutschsprachigen Seiten zu harmonisieren.

Italian American Austrian Modenese New Year
Lambrusco, Zampone, Schlumberger bzw. “Sissi”-Sekt, globalisierte Süßigkeiten

Wie funktioniert mein mehrsprachiges Gehirn? Funktioniert das auch wirklich? Aber echt jetzt? – (Okay, das war ein typisch italienischer Humor!)

Ich habe ein Gedächtnis, das hauptsächlich mit Bildern und Klängen arbeitet. Allerdings erkenne ich auch Sprachstrukturen (Grammatik, Syntax, Zeitfolgen) leicht: nicht nur kann ich sie “sehen” und “hören”, ich begreife ihre Logik schnell. Als ich in die Schule ging, waren grammatikalische, logische und syntaktische Analysen ein wichtiger Teil unseres Schulprogramms, und ich finde diese Kenntnisse und Fähigkeiten sehr nützlich, weil sie meiner persönlichen Einstellung zu Sprachen entsprechen. Sie werden übrigens auch sehr praktisch, wenn ich meinen Schülern die Grammatik erklären muss, wenn und wann sie benötigt wird.

Ich träume manchmal auch auf Englisch oder Deutsch. Ich denke oft auf Deutsch oder Englisch, besonders wenn die Gedanken auf ein berufliches Thema bezogen sind, an dem ich gerade in dieser Sprache arbeite. Manchmal passiert es aber auch ganz spontan.

Das Einzige, was ich immer auf Italienisch mache, ist… Zählen (besonders Subtraktion), außer… es sei denn, es ist etwas so einfach wie ein Countdown oder wie ein paar Stücke / Banknoten zählen.

Ihre Erfahrung mit Sprachen, Leben im Ausland, Übersetzen, ItalienerInnen dulden, was auch immer?

Wenn Sie neugierig oder interessiert sind, können Sie gerne einen Kommentar zu Ihrer eigenen Erfahrung hinterlassen!

 

Goethe Zertifikat Prüfung C1 Hotel Rezeption Zimmernummer
Fun fact – Schicksal, Vergeltung, oder lustiger Zufall?

La nostra esperienza a “Libri in Baia 2017”

Ebbene sì, c’ero anche io. Giornata molto stimolante, e poi è sempre bello trovarsi fra colleghi/-ghe, visto che fra traduzioni ed insegnamento agli adulti si soffre veramente molto di solitudine rispetto a professioni che si esercitano in contesti molto meno isolati!
Grazie di tutto e – si spera – a presto!
Fortbildung bzw. Workshop für ÜbersetzerInnen/Translation Workshop – Sestri Levante, Italien/Italy

Why am I A-Typical Italian? What does it mean? My story so far.

Read the German version here – Lesen Sie die deutsche Version hierQui trovate la versione tedesca

How A-Typical italian was born

Introducing this blog and the person behind it

The reason I chose this “business nickname” is tied to my personal history. I hope my story inspires you to learn a language – in a course, with some private lessons, online, using an app – or helps you looking at people from other countries in a different way.

It is not a story of “I am the perfect polyglot who never had any difficulty and constantly becomes fluent in tons of new languages every month”. It is just a story, my own. And as an Italian – typical or not – I do find very difficult to shut up, so… here comes my tale!

Bear with me: I will switch register often here, because there is some serious stuff and some funny anecdotes as well.

puns interests and passions
This is the kind of BEAR I usually have IN MIND. OK, it’s a terrible joke, I know. Still better than GoT S7

My passion for languages – How I learned languages (and how I failed at them, too) – my first translations more than 20 years ago

I remember I liked English very much from the start:  in 1993, I began what we call middle school (Italian: scuola media, a three-year school we attend from age 11 to 14). My class was assigned a very good teacher, with decent pronunciation, an open and international mind, a flexible approach to language teaching.

Believe me, I was lucky. Plenty of people had teachers with pre-intermediate/intermediate skills, and a pronunciation worthy of the worst mocking video you can find on YouTube.

My passion for music and cinema also helped: since my favourite artists all sing in English, and many films in their original version are in English. Therefore, I grabbed any opportunity to be challenged with native or native-like inputs or with non-controlled practice anyway.

The funny thing is, the first time I went abroad and put my oh-so-good English (according to my school grades and to my final report) to the test… it was a disaster! I couldn’t understand what the handsome Israeli boys were telling me! It took me at least a few more years to relax into it. The same thing happened with German: my Zertifikat Deutsch wasn’t enough to allow me a smooth and flawless hotel reservation in a hotel in Tyrol. Some might argue that a Zertifikat Deutsch does not help in Tyrol 😉 !)

German exam Zertifikat Deutsch Receptionist GRRM
Ironic, or prophetic?

The reason I started taking private, individual lessons with a native speaker of German? During a holiday, I fell in love with the German-speaking part of Italy, South Tyrol, especially the dresses, the food, and the landscape of the Dolomites. Then, even worse than that, I got to know The Sound of Music…  so I don’t have to tell you more.

When the time came to go to scuola superiore (roughly high school/Oberschule; a five-year school Italian young people attend from the age of 14 to 19), I did not choose the so-called liceo linguistico (Modern languages lyceum) because there were way too many subject at the time. Italian school used to be known for the great amount of study and homework given to students. 31 to 36 hours of classes X many subject X about one hour of studying and homework per subject per afternoon did not seem like a good idea to me. I went for a reformed version of the glorious liceo classico (classic lyceum/ Ancient languages lyceum/klassisches Gymnasium/Altsprachliches Gymnasium), a school based on the study of Italian, Latin and Ancient Greek. Daily translations of texts from these ancient languages into Italian were assigned as homework. The reformed course of study I enrolled in included English as a five-year subject, and  more math hours than its older, unreformed version. I always feel like choosing a liceo classico really boosted my language and translation skills. Anyone who has dealt with Ancient Greek can manage German easily! Besides, I gained a solid comparative and analytic linguistic background I still cherish today, and I learned the art of a professional translation at a relatively young age.

Yes, our teachers taught us what a translation is, how to approach a text in order to translate it, and required a professional mind-set from our side. Failing to follow their instructions resulted in bad marks. Bad marks could lead to failing the school year.

Translation text analysis Latin
My 4th-year Latin culture and translation handbook- text analysis, glossaries, no Google

So, here it is. I took well-structured courses with several different didactic approaches. In my late teens/early twenties I had several brief experiences abroad. Then, in my mid-twenties, I finally went abroad to study, research, work, and live. I am still living abroad! I failed a lot, and I also managed to accomplish a few things here and there. English and German have been my education, studying and working languages in several branches.

I am very proud when someone assumes I am a native speaker of English or of German. I assure you, it happens! Since I wasn’t raised bi-/trilingual, it’s a huge acknowledgment for me!

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Books, journals, and… hey, two of those books were written/co-written by me! *showing off intensifies*

Why “A-Typical Italian”?

So, hence my idea for my business nickname (according to Austrian law, it’s not my “business name”): I am atypical because I master two foreign languages, as opposed to the common idea that Italians do not speak any, and if they do speak one, they are not intelligible (I like fancy words). My home is full of books, DVDs and stuff in both languages, and I use both languages in my everyday and professional life daily.

Obviously, I am not the only one, so I am not claiming to be exceptional and/or exclusive! It’s more like I would remind that you don’t have to be exceptional to do it. You just have to find your own way, and then practise.

But, well, I am also typical, as my ex-boyfriend (the Austrian one) and as many customers often stressed. You know… fashion, make-up, food, social life, bidet (one day I will launch the Bidet Imperialism Party, beware). Oh, and I am always very loud when I talk or when I do things. Some even say my curly hair gives my identity away. Would you agree?

Felicita Ratti Profile www.hannelore-kirchner.com
Since I have been far too humorous, here is a very serious and professional profile and CV picture of myself

So, what do I do? I spend my private and professional life trying to harmonise my Italian, Modenese, English-speaking and German-speaking sides.

Italian American Austrian Modenese New Year
Modenese (Modena is the city in Northern Italy I come from) and Austrian wines on New Year’s Eve and day, some years ago. Some Modenese zampone and some international/American treats to accompany them.

How does my multilingual brain work? (Does it work? Really? – OK, so, this was typical Italian humour!)

I have a memory that works mainly via images and sounds; however, I also recognise language structures (grammar, syntax, sequence of tenses) easily: I get their logic quickly, besides “seeing” them and “hearing” them. When I went to school, grammatical, logical, and syntactical analysis were an important part of our school program, and I find these very useful, because they suit my personal attitude towards languages. It also comes very handy when I have to explain grammar to my students, if and when it is needed.

I sometimes dream in English or German too. I often think in German or English, especially if the thoughts are related to something I was working on in that specific language, but sometimes even in a more spontaneous way.

The only thing I always do in Italian is… counting (especially subtracting), unless it is something as simple as a countdown or counting a few pieces/banknotes.

Your experience with languages, living abroad, translating, enduring Italians, whatever?

If you are curious or interested, feel free to drop a comment about your own experience!

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Books, Bücher, libri.