Perdincibacco*, le copertine tedesche!

* Questa per i Romani sarebbe stata una bestemmia! 🙂
Attenzione: post ad alto tasso di vitriolo oltre che di sarcasmo!

Come se traduttori/traduttrici, insegnanti di lingua e tutto l’universo di professionisti che lavora nella comunicazione in un contesto interculturale non venissero già abbastanza insultati dalla miriade di a) improvvisati, b) marchettari che si inventano miti pur di lanciare pseudo-corsi e app mediante ripetitivi copywriting o tristissime tattiche da PNL, nonché c) informatici e programmatori che si credono linguisti perché hanno lavorato a programmi per la traduzione automatica o assistita o ad app per imparare le lingue…

… l’ennesimo schiaffo a queste categorie arriva da una rivista edita da una casa editrice berlinese. La casa editrice in questione sembra anche volersi porre sul mercato come un attore di valore, a giudicare dalle parole usate nel presentarsi, che traduco e cito: “numerose pubblicazioni di alta qualità”. Ora, io ci voglio anche credere, ma se poi se ne escono con:

Imprecazione blasfema su rivista tedesca
Perbacco, porcapaletta, poffarbacco, un omicidio. Vittima la professionalità di migliaia di traduttori, insegnanti, mediatori interculturali italiani, alcuni dei quali magari fanno la fame a Berlino… 

… beh, qualche dubbio mi viene!

Siamo tutti umani: io stessa ho pubblicato libri nei quali, a distanza di anni, trovo errori di battitura o editing lasciati a metà nonostante alcune opere siano state curate e controllate da almeno 5-6 persone. La legge di Murphy, inoltre, enuncia che in questo stesso testo ci saranno almeno 5-6 refusi o editing lasciati a metà.

Qui, però, il sospetto è che le cose siano andate in maniera diversa: secondo me, si sono affidati all’amico o allo stagiaire o alla risorsa interna a vario titolo che aveva dichiarato, che so, di aver fatto l’Erasmus in Italia, o di avere clienti/amici nel Bel Paese. Il/la responsabile ha sentito usare il madonnone come intercalare e ha pensato che fosse un’espressione tipo ach o zum Donnerwetter

Immagino la conversazione nell’ufficio berlinese (o su Skype):  “Il mio amico Lorenzo di Livorno tutte le volte che c’è coda o che si fa male dice ***… il mio italiano è sssstrabiliante! Fa un sacco madrelingua!” e… bam! Bestemmione in prima pagina. Mi astengo dal condire la scenetta con intercalari tedeschi, in quanto gli intercalari salisburghesi, che utilizzo regolarmente, in bocca ad un berlinese suonerebbero come un intercalare barese in bocca ad un pavese.

Immagino anche che una buona parte della responsabilità sia da ricondurre al marchètting… ahem, marketing di molti “colleghi” del settore linguistico, per i quali grammatica e traduzione sono sempre vietate perché bloccano il discente che, invece, deve interiorizzare la nuova lingua. Sono io contraria all’incentrare una lezione di lingua straniera sulla conversazione più che su teorie e spiegazioni? Ovviamente no, anzi, sono nota per far parlare da subito gli studenti! Sono contraria a bandire totalmente dalle lezioni quelle basi di grammatica e quelle traduzioni o spiegazioni interculturali necessarie a far capire allo studente a fine lezione cosa ha fatto per tre quarti d’ora o un’ora e mezzo con me? Sì, perché… beh, poi escono cose come quelle sopra (o come le mitiche traduzioni automatiche).

La cosa più buffa? Una bestemmia è punibile con una multa in Italia ed Austria, e con della galera (il reato è “blasfemia”) in Germania.

Io sono assolutamente contraria alle leggi anti-blasfemia; tuttavia, sinceramente, settori quali editoria e giornalismo sono ormai pieni zeppi di improvvisati e infestati da stipendi e tariffe da fame che, forse, una bella punizione esemplare per ricordare che chi risparmia sulla qualità paga poi in altro modo male non farebbe.

Questo senza neanche menzionare il fatto che io non mi sognerei mai di scrivere una cosa del genere su una copertina – e io non sono credente, per intenderci -. A meno che non sia una pubblicazione, che so, di humor nero, o per militanti anticlericali… insomma, una produzione a diffusione ben mirata e limitata.

Mi rimane un ultimo sospetto, dalle tonalità decisamente andreottiane: che costoro sapessero benissimo cosa stavano scrivendo e abbiano contato sulla puntuale reazione mediatica di noi italiani, famosi per far schizzare in alto le statistiche di ogni sito web o pagina di social media anglosassone o germanica che osi cucinare male roba italiana.

Voi che dite?

p.s. Se vi incuriosisce il tema “imprecazioni e traduzioni”, qui una mia risposta su Quora in lingua italiana: https://it.quora.com/Come-si-traducono-in-italiano-vecchi-modi-di-dire-americani-come-gee-wiz-o-holy-mackerel/answer/Felicita-Ratti 

p.p.s. nelle prossime settimane il blog verrà trasferito su un altro server, e pertanto potrebbe non essere disponibile per qualche giorno, ma torno!